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Esperienze di volontariato nella provincia di Rovigo e non

Rinascere dalle proprie ceneri, come l’Araba Fenice

22 Ottobre 2009 inserito da giada · Nessun Commento

Venerdì 16 Ottobre, alle ore 21.00, presso il Ridotto del Teatro Sociale di Rovigo, si è tenuto un incontro, organizzato dall’Arci, dal titolo “Come uscire dalla crisi: ripensare l’economia”. Relatore. il prof. Vincenzo Comito.

Quando partecipo a conferenze con temi difficili che conosco superficialmente, ho sempre la sensazione di non avere la situazione sotto controllo e di poter essere raggirata. Nel caso di venerdì scorso, invece, qualcosa mi diceva che quello che diceva il prof. Comito fosse vero, reale. La crisi globale è infatti ormai sotto gli occhi di tutti. Di fronte a questo dato di fatto, ci si può schierare con quanti sostengono che le crisi ci siano sempre state e che questa non sia altro che l’ennesimo, fisiologico, inceppamento del sistema oppure ci si può collocare con quanti affermano che ora, per la prima volta, sia in crisi l’intero modello di sviluppo economico.

La macchina si è bloccata perché il consumatore non ha più consumato come prima. La globalizzazione non ha portato benefici a tutti in eguale misura. A rimetterci di più sono state, come sempre, le classi medio-basse. Il problema è che bisogna comunque consumare, perché la nostra società si basa su questo. Il consumatore è stato quindi spinto a chiedere prestiti per continuare ad alimentare il sistema, finché, a causa dell’enorme indebitamento, non è più riuscito a restituire i soldi.

Questa è una crisi dell’economia globale. La domanda che ci poniamo tutti è: ci sarà una ripresa?

C’è chi parla di modello a “V”, a “L”, a “U”. Il prof. Comito, in linea con altri studiosi della materia, parla invece di modello a “W”, sottolineando come, secondo lui, non ci possa essere una ripresa prima di 4-5 anni. L’Italia è uno dei Paesi Europei messi peggio. Secondo Comito, se tutto procederà senza problemi ed imprevisti, avremo lo stesso livello produttivo di qualche anno fa nel 2014.

Contemporaneamente, si sta verificando una crescita spropositata dell’Oriente, in primis Cina e India. Per quanto riguarda questa prima superpotenza emergente, le previsioni per il 2009 sono di una crescita del PIL tra l’8% e il 9% e quelle per il 2010 intorno all’11,9%.

I  macigni che pesano per una ripresa dell’Occidente, invece sono:

- l’enorme indebitamento dei consumatori occidentali a causa del quale non consumeranno più come prima per non accrescerlo;

- la ridotta capacità di prestito delle banche, che pur disponendo di liquidità, non possedendo capitali propri, preferiscono selezionare i prestiti, a svantaggio delle piccole-medie imprese;

- la crescita del debito pubblico con conseguente necessità di alzare le tasse al fine di arginarlo;

- la crescente disoccupazione, con prospettive tutt’altro che rosee per i prossimi anni: nel 2010 si prevede che negli USA e in Europa toccherà un livello copreso tra il 10 e l’11%. Basti pensare che in Italia è aumentata in tre mesi di quasi 400.000 unità, mentre in Gran Bretagna ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 13 anni.

Di fronte a questo quadro a dir poco disastroso, che cosa rimane da fare? E’ ovvio che un modello economico del genere andrebbe sostituito ma non ci sono idee e proposte valide per farlo.

 L’unica via, secondo il prof. Comito, è la Green New Deal ovvero la coincidenza di esigenze economiche ed ecologiche per un nuovo modello di sviluppo incentrato sull’ambiente. Per fare questo servirebbe una nuova leadership politica capace di interpretare questo bisogno e farsene tramite e promotore.

Spostando l’attenzione da scenari futuri auspicabili e tornando alla sitazione attuale, si può affermare che, per quanto riguarda l’Occidente, nei prossimi 4-5 anni l’economia starà ferma o crescerà poco, mentre l’Oriente continuerà a crescere a ritmi vertiginosi.

Scontro Occidente VS Oriente? Speriamo proprio di no, ma soprattutto auguriamoci che arrivino dei messia nel panorama politico capaci di dare una svolta a questa situazione di iniquità sociale e di sperequazione economica. Ma… attendiamo fiduciosi…

Tags: Associazioni

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