Grigia come il cielo del Nord quando la Primavera è alle porte

Ogni persona è diversa e affronta le prove della vita in maniera assolutamente originale e personale. Lo sapevo prima di venire qui, ma l’ho notato ancora di più osservando le reazioni del nuovo volontario armeno che è arrivato qualche giorno fa.

Il mio è stato un approccio caratterizzato da una sorta di pudore e timore reverenziale nei confronti di questo Paese, dell’organizzazione ospitante. Lui invece è un vulcano: parla con tutti, fa tantissime domande anche in momenti in cui io non parlerei mai perché non mi sembra conveniente. Non sto dicendo che sia sbagliato come fa lui e nemmeno lo penso. E’ solamente una constatazione sulla diversità delle persone. Molto interessante da osservare. La stessa cosa vale per il cibo: Horuth prova tutto senza timore, io certe cose, prima che arrivasse lui non le avevo assaggiate perché avevo paura di stare male. Per alcuni versi mi sta spronando.

La differenza di approccio sta forse però anche nel fatto che lui è in un’ottica di apertura totale in quanto sarebbe ben felice di trovare lavoro o studiare in Europa, mentre io so che il mio posto è in Italia ed è lì che voglio tornare.

In questi giorni, dopo la serata nel cottage a sorseggiare birra accanto alla stufa, le cose sono cambiate. Un’altra caratteristica dell’esperienza dello SVE credo sia proprio la caducità: niente è per sempre anche se si ha, o, almeno io ho la percezione che ogni cosa sia per sempre. Ciò vale sia per le emozioni positive che per quelle negative. Ormai ho la consapevolezza del fatto che non è così, lo so già, ma mentre vivo queste emozioni mi sembrano eterne. Persino la percezione temporale è sfasata e contrastante rispetto alla realtà. Mi sembra di essere qua da una vita, ma al tempo stesso questo mese è volato.

Adesso mi sento assolutamente in una fase calante. Vedo tutto nero. So che è momentaneo, ma mi sembra una condizione perenne dell’anima. E’ difficile ammettere di avere dei limiti, ma è importante non irrigidirsi ed accettarlo. Non c’è niente di male, è umano. Ma ci sono momenti in cui questi limiti si fanno davvero pesanti come macigni. Avrei voglia di volare alto, ma evidentemente non fino in fondo. Non ne è ciò che desidero realmente. Non ora. C’è qualcosa che mi spinge verso il basso, che non mi lascia respirare come vorrei. Non so esattamente perché e comunque, anche se fossi a conoscenza delle cause, di certo non le racconterei in un blog.

Perché sto scrivendo? Per sfogarmi e per essere di aiuto anche ad altri volontari che forse stanno vivendo o vivranno in luoghi diversi le mie stesse emozioni. Non siamo eroi, ma ragazzi dai 18 ai 30 anni che decidono di partire, di dare una mano all’organizzazione ospitante con cui si decide di collaborare e di mettersi in gioco. C’è chi è più spavaldo e chi meno, chi parte per fare il figo e chi per dare realmente una mano.

Perché non si deve ammettere di essere anche fragili in certi momenti, di aver paura di essere letteralmente schiacciati dalla situazione?

Fortunatamente però sono consapevole di una cosa: quando tocco il fondo e penso che ormai non ci sia niente che possa risollevarmi, ecco lo spiraglio. Io lo chiamo istinto di autoconservazione. O ci si lascia morire di tristezza e di inerzia oppure si cerca di ritornare a galla per continuare a respirare.

Uso la metafora dell’acqua perché a volte la sensazione è proprio quella della claustrofobia, un senso di oppressione…

11 commenti su “Grigia come il cielo del Nord quando la Primavera è alle porte

  1. Giada…siamo umani. Con i nostri pregi e le nostre debolezze. Vorrei citarti un passo della bibbia: “Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiolo del dolore” (Sir 2,4) Pare masochismo ma non è così. Saranno frasi che abbiamo sentito migliaia di volte ma sono sempre attuali: “è grazie alla difficoltà della vita che si cresce”.
    Devo ammettere che per me, che devo ancora intraprendere quest’avventura, sembrano più utili queste tue parole che non quelle di un viaggio “perfetto”. Di persone perfette o che si fingono tali non è ho bisogno (per quelle basta accendere la tv).
    Una delle poche cose che ho imparato nella vita è che bisogna cercare di essere positivi. Spesso me lo dimentico ma è così. Bisogna cercare di affrontare le sfide a volte senza prendersi sempre sul serio ma con la voglia di divertirsi e di scoprire, un po’ come fanno i bambini.
    Sono sicuro che anche per te ritornerà il sole (in tutti i sensi) e ritroverai quel fantastico sorriso che ho conosciuto a Verbania.
    Sappi che ti ammiro e che tifo per te!

    Il saggio disse: Dove el cor tira, le gambe porta
    Stame ben
    Un caloroso abbraccio
    Fabio

  2. Tu non sai… ho scritto per circa mezz’ora la risposta al tuo bellissimo commento ma ho avuto dei problemi con il pc e si è cancellato tuttoooo… :-O… TERRIBILE!!! Ho pranzato e poi.. eccomi di nuovo qui… ;-)))
    Non sai che soddisfazione sapere che il mio racconto sta aiutando qualche volontario che deve partire oppure si trova già in territorio straniero. Non servirebbe a niente, come hai sottolieato tu, raccontare quanto è bello stare lontani dall’Italia per un po’, conoscere un sacco di gente, etc. Ti assicuro che c’è anche tutto questo, come avrai poturo notare avendo letto gli altri due articoli. Ma la faccenda è molto più complessa. Si tratta infatti anche di culture a confronto, di un etnocentrismo sempre latente che ci fa vedere la realtà sotto la lente deformante della cultura dalla quale proveniamo. Ti posso assicurare che è un’esperienza ideale e perfetta si si vogliono allargare i propri orizzonti. A volte si ha la tentazione di chiudersi a riccio e di crogiolarsi nel proprio brodo, altre di aprirsi a tal punto da diventare parte integrante della comunità locale. Tutto e il contrario di tutto.
    Oggi ho deciso di dare una svolta al grigio, di cambiare colore. Oggi mi sento assolutamente rosa. Ho chiesto alla mia tutor di parlare un po’. Voglio che la mia associazione ospitante sappia chi sono. Susanne è molto più di un mentor: è, non scherzo, ECCEZIONALE. Non ho mai conosciuto una persona aperta, sensibile e autenticamente solare come lei. Non ha maschere e sa dare tutta sé stessa. E’ davero interessata alle persone. Una dote rara. Inoltre ha vissuto quando aveva 19 anni per un anno negli States e quindi conosce bene tutte le fasi che sto attraversando. Mi ha spiegato tante cose della loro cultura che mi hanno fatto capire che anche altri volontari internazionali hanno avuto problemi ad accordarsi/sintonizzarsi (mi piace la metafora musicale) con le abitudini e lo stile di vita locali. La cosa è normale e non deve assolutamente spaventare anche se disorienta.
    Le ho inoltre spiegato che ho scelto questo Paese per mettermi duramente e seriamente alla prova (e ci sto riuscendo benissimo), perché è davvero lontano da tutto quello che è simile a me. Io sento affini Spagna, Grecia, etc. e amo il clima del Mediterraneo. Bisogna sottolineare inoltre il fatto che non m trovo in una città ma in mezzo al nulla, su un fiordo e che se la cosa è fantastica quando c’è il sole e mi avventuro nel bosco per scattare foto, non lo è altrettanto nei giorni di grigio, nebbia, pioggia, etc. In città, se sei stanco di stare in casa, puoi uscire e vdere gente, andare al cinema, in biblioteca, al bar, al punb, al Museo, etc.
    Rovigo, nonostante quello che dice la maggior parte della gente che ci vive, sopprattutto i giovani, ovvero che non c’è niente, offre un sacco di cose. E’ che bisogna avere la sensibilità per vederle queste cose e l’umiltà per parteciparvi. E’ facile essere snob e dire: “Quando ho vissuto a Barcellona.. quella sì che era vita”. E’ assolutamente stupido e di una banalità disarmante. E’ ovvio che Barcellona offre tantissimi stimoli, ma io ho passato delle serate e delle giornate assolutamente fantastiche e molto interessanti e divertenti anche in Polesine, grazie soprattutto alla miriade di associazioni che si fanno quotidianamente il mazzo per portare avanti iniziative di qualsiasi tipo, spesso mettendo soldi di tasca propria per dare forma alle proprie idee. Il problema credo sia una generalizzata ignoranza di fondo ed una superficialità da paura, che poi si riflette anche nella politica del nostro Paese.
    Non mi sento Dio perché dico queste cose ma so di parlare con cognizione di causa perché per diversi motivi ho deciso di vivere la mia città da cittadina consapevole, interessata alle proprie radici. Questo mi permette anche di viaggiare con il cuore e gli occhi aperti e di capire un po’ di più quello che vedo e vivo.
    Lo SVE è una grande opportunità sotto tantissimi punti di vista e quando torno VOGLIO ASSOLUTAMENTE PORTARE LA MIA TESTIMONIANZA. Sarà utile per chi è intenzionato a partire e per me, per la fase di follow up… un momento importantissimo del percorso.

  3. Ciao, Giada! Mi dispiace di poter lasciare solo ora un commento, ma ti giuro che non ero al corrente che scrivessi ancora sul Blog altrimenti l’avrei fatto…L’ho saputo sono qualche giorno fa per puro caso..(e purtroppo sono totalmente estraneo a cose come facebook e similia)…Che dire? Dire che sono veramente contento per te è davvero riduttivo! Complimenti veramente…! Io difficilmente riuscirei ad affrontare quello che stai affrontando te…Comprendo benissimo la tua sensazione che hai descritto…Come saprai capita tante volte anche a me,…Hai perfettamente ragione quando dici che non ci si deve vergognare della propria fragilità. Siamo esseri umani dopotutto…Ti invidio quando riesci a trovare da sola lo spiraglio…Per me è davvero difficile a volte trovarlo (almeno da solo…)…Pensa comunque che stai vivendo una esperienza fantastica che ti aiuterà sicuramente ad affrontare tante altre prove che ti attenderanno nel corso della tua vita…Un salutone e un abbraccio fortissimo!

    Enrico P.

  4. X Ivo: Dire che va bene è RIDUTTIVO. Grazie per il messaggio
    X Patti: Patti del Delta Gospel..?? Grazie per l’intenzione ;-)) ps. Non sono riuscita ad aprire il file con la foto :-((( Era un formato strano… riesci a rimandarmelo? Beso
    X Enrique: che dire Enrico… so che quando parli lo fai con il cuore e penso che tu non ti renda conto della forza che serve per ammettere in pubblico, come hai fatto in questo blog, di avere delle fragilità.. e per fortuna… mi hanno rotto i finti rambo e le finte donne di successo :-D… che società squallida… w la semplicità e l’autenticità ;-)))
    Accolgo cmq molto volentieri il tuo augurio e ti posso assicurare che quando tornerò, cercherò di farti capire (anche se mi sarà molto difficile) quello che sto vivendo ed ho vissuto qui… la condivisione delle esperienze per me è molto importante…INCREDIBILE…

  5. Cara Giada, tieni duro. Personalmente questa sensazione di “blues” che ogni tanto percepisci, è capiata anche in vacanza, mentre giravo da sola gli USA con un’amica americana conosciuta qualche mese prima… a volte ci si butta inconsapevolmente e forse non si è preparati… ma poi, quando torni, tutto passa e tiresteranno solo i bei ricordi. Solo una cosa… cerca di non restare “a terra” perché hai paura. Prova a ragionare freddamente su i pro e i contro che ti si presentano davanti. Ti assicuro che in futuro non ti pentirai di aver “provato a volare”

  6. Ciao a tutti! Volevo scusarmi se non ho più risposto, ma ho avuto due settimane strapiene: una all’isola di Fyn per l’on arrival training e l’altra in mezzo al bosco a preparare la penisola in cui vivo per i campi scout estivi.
    Con questo post, volevo ringraziare in particolare Simona perché ha detto una cosa che condivido appieno e molto importante “solo una cosa… cerca di non restare a terra perché hai paura. Prova a ragionare freddamente su i pro e i contro che ti si presentano davanti. Ti assicuro che in futuro non ti pentirai di aver provato a volare”. Quando ho deciso di venire qui è stato proprio un salto nel vuoto: la vertigine dell’ignoto. Ma non mi penso assolutamente di aver provato ad andare oltre il limite… è come nella canzone di Battisti “La collina di ciliegi”… non vi dico niente, ascoltatela, ma con il cuore. When you feel blue, after, you can feel yellow, red, like the rainbow ;-)))
    L’importante è vivere tutti i colori dello spettro e lasciarseli scivolare addosso.
    VIVERE…

  7. Scusate, ho scritto non mi “penso”, ma era non mi “pento”. Forse perché sto scrivendo e al tempo stesso ascoltando e cantando una canzone di Venditti “Bomba o non bomba” … :-P… scusate ;-)))

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