Like a child

Credo che molti, dopo l’ultimo racconto che ho scritto nel blog e il lungo periodo di silenzio abbiano pensato ad un suicidio… 😀 Ovviamente scherzo ;-))) Era chiaro il valore dell’esperienza dalle tinte fosche che stavo vivendo. Si trattava di shock culturale: niente di più niente di meno. L’ho scoperto durante il mio on arrival training a Fyn.

Il 24 di marzo sono partita dalla stazione di Kolding insieme all’altro volontario europeo con cui vivo, Horuth, per andare a Ollerup, nell’isola di Fyn, e partecipare all’on arrival training, tappa fondamentale di ogni progetto SVE.

Di che cosa si tratta? Prima di partire per la Danimarca, in Italia, a Verbania Pallanza, sul Lago Maggiore, ho partecipato al Pre departure training, un corso di 5 giorni per: conoscere altri volontari Italiani che partivano per l’estero tramite un progetto SVE, conoscere un po’ più da vicino questo programma europeo poco pubblicizzato, prepararsi spiritualmente all’avventura.

L’on arrival training è la seconda tappa di questo percorso (la terza sarà il midterm training sempre in Danimarca e la quarta, se sarò fortunata, la final evaluation, in Italia per il follow up) e serve per conoscere gli altri volontari SVE, presenti, in questo caso, in Danimarca, lavorare sul teambuilding in maniera da affinare il proprio modo di interagire nella vita e nel lavoro con gli altri, imparare alcune cose fondamentali inerenti la cultura del Paese ospitante (es. informazioni di cultura generale, cosa è considerato sgarbato e non, etc.), avere gli strumenti per gestire eventuali crisi dovuti allo shock culturale.

Per me tutto il corso è stato una scoperta, un viaggio nel vero senso del termine, se penso ad esempio a tutti i mezzi di trasporto che ho dovuto prendere per arrivare ad Ollerup, un viaggio alla scoperta di altre persone provenienti da culture diverse (Lettonia, Portogallo, Germania, etc.) e, come sempre, un viaggio dentro me stessa (quello che mi fa stare bene, quello che mi mette a disagio, etc.).

Il gruppo era piccolo, in tutto 9 persone, ed abbiamo lavorato sempre molto bene insieme. In quei sette giorni ho imparato a lasciarmi andare in situazioni per me desuete, che apparentemente possono sembrare stupide (es. “giochi”), a fidarmi di quello che mi veniva chiesto di fare, a sviluppare un mio modo di interagire con gli altri senza essere invadente e negativa, PER IL BENE DEL GRUPPO, il che significa anche per il mio interesse, MA NON SOLO.

Sono riuscita a riordinare nella mia mente tante cose inerenti la cultura Danese, cui non riscivo a dare una risposta soddisfacente, come il rituale tipico di questa cultura di ritagliarsi dei momenti di aggregazione in cui poter socializzare, cantare insieme, al lume di candela. Questo particolare momento della giornata ha un nome specifico difficile da tradurre con una sola parola, in Danese è “Hygge”.

Il corso mi ha poi fornito alcuni strumenti pratici per utilizzare al meglio il mio tempo in Danimarca dal punto di vista lavorativo e non, e monitorare l’andamento dei miei “goals”.

Un pomeriggio è stato, intelligentemente, dedicato allo svago. Siamo andati in gita nella vicina e famosissima città di Odense, in cui abbiamo visitato il Museo Hans Christian Andersen.

Abbiamo poi concluso la giornata in un tipico ristorante danese nel cuore della città vecchia.

Amo la fotografia perché mi permette di guardare il passato, ricordando quei particolari che la memoria, per forza di cose, non può trattenere. Ricorderò per sempre l’atmosfera di Hygge durante quella cena…

Inusuale anche l’esperienza di nuotare in piscina alle 6 del mattino perché era l’unico momento della giornata in cui era agibile per i volontari SVE(dalle 6.30 alle 7 del mattino).

Ho voluto provare quest’esperienza perché so che uno dei miei limiti è la pigrizia mattutina e devo ammettere che dopo averlo fatto per una volta, ho cominciato a provarci gusto e ho continuato fino all’ultimo giorno. E’ Incredibile come cose che ci sembrano impossibili perché pensiamo siano totalmente contrarie alla nostra natura possano essere in realtà di nostro interesse e/o gradimento. L’importante, come diceva Simona in un post che ha lasciato è provare a lasciarsi andare, a volare.

Sono tornata dal training il 27 marzo e la mattina del 28, io e Horuth dovevamo farci trovare alle 8 nell’Activitycentre della penisola in cui lavoriamo per cominciare VEKLA, un campo di lavoro per volontari, con lo scopo di preparare tutte le strutture della penisola per le attività scout estive (in autunno c’è un altro VEKLA per sistemare tutto in attesa del lungo inverno).

VEKLA means 40 persone impegnate a riparare il pontile da cui si partirà in estate con barche a vela e kayak; tagliare legna nel bosco; costruire un forno in cui cucinare durante i campi scout estivi, etc. etc., per 7 giorni consecutivi, dalle 8.30 del mattino alle 6 di sera.

           

Il settimo giorno, tutto era stato portato a termine in maniera eccellente. Il segreto? Aiutarsi reciprocamente con un atteggiamento aperto e collaborativo, mai di superiorità; la presenza di molte pause caffé con tanto di torta abbinata; tempo per ridere e scherzare; assenza totale di stress; capacità di riconoscere il lavoro di ciascuno e valorizzarlo.

Ho apprezzato molto il fatto che, prima che una parte del team tornasse a casa per la Pasqua, fosse prevista una “scampagnata” per andare a vedere tutti insieme il lavoro che ciascun gruppo aveva svolto.

In Danimarca il lavoro delle persone è davvero valorizzato ed al tempo stesso si trova lo spazio per ridere e scherzare. Un altro mondo… Mai lavorato così bene in vita mia…

Come mi sento io davanti all’immensità di quello che sto vivendo? Come un bambino che sta scoprendo il mondo. Se si ha il coraggio di osare, di provare, senza temere le conseguenze, si rischia, è vero, ma si possono scoprire cose che possono cambiare per sempre ed in modo positivo la nostra vita. E’ facile starsene a casa, ripetere ogni giorno le stesse attività, ma non si sa cosa si perde, cosa c’è oltre la siepe. Io ho capito cosa avrei perso se non fossi partita. Ho una nuova pelle ora. Sento il sangue scorrere nelle vene, il cuore battere forte, il respiro è a pieni polmoni e ogni giorno, le ore che ho a disposizione, non mia bastano mai, anche se vado sempre a dormire la sera con una sensazione di appagamento totale.

Sono nata una seconda volta qui.

Sarò per sempre grata a questo Paese e credo fosse scritto nel mio destino che un giorno sarei approdata nella terra dei vichinghi. Il primo libro che ho letto per intero nella mia vita è stato “Capricci del destino”, una raccolta di racconti di Karen Blixen, la scrittrice Danese su cui è stato realizzato un famoso film negli anni ’80 “La mia Africa”.

L’anno scorso poi mi ero messa in testa di migliorare il mio Inglese e ho cominciato a leggere “Momoirs of a geisha”. Mara, una delle mie più grandi Amiche (la lettera “A” non è casualmente in maiuscolo), vedendo questo mio interesse mi regalò il libro “Out of Africa”. E adesso, eccomi qui, a leggere pagine di questo libro nel Pese d’origine della Blixen. Nulla è un caso: la nostra esistenza, le nostre orme, la vita delle persone…

6 commenti su “Like a child

  1. Tanta ammirazione per una persona che sta veramente crescendo a livello umano ( e anche un pò di invidia). Forse a volte abbiamo bisogno delle difficoltà per conoscere chi veramente siamo e solo allora si prende consapevolezza della nostra forza.

    Un grazie immenso dal tuo fan Vicentino numero 1 (spero) che tifa e che ammira la mitica Giada!

    Guarda che ci conto su altri post !

    Un in bocca al lupo
    e ancora grazie

  2. GRandissima GIada! Ti rinnovo i complimenti che ti ho fatto via mail! Bellissima esperienza, quella che stai vivendo e ammirevole poi è la tua tenacia!Trovo molto bello da parte tua condividere con noi quello che stai vivendo…Non ti fermare mai, mi raccomando!
    Un abbraccio!

    Enrique

  3. Cara Giada ho le lacrime agli occhi. Spero quando tornerai avrai voglia di contattarmi per insegnarmi perché ho DAVVERO voglia di conoscerti. Un abbraccio forte. Simona

  4. O mio Dio… è talmente meraviglioso quello che mi dite, che mi sento fortemente lusingata e a tratti (stranamente) imbarazzata…
    Non sapete che forza mi state dando. Non siamo isole. Abbiamo bisogno di sentirci capiti, amati.
    E io, anche grazie a voi, mi sento proprio così, nonostante la distanza fisica che ci divide.
    Ma quella non conta assolutamente…
    Per Francesco: sono lusingato che tu, da giornalista, mi dica questa cosa…
    Per Simona: non vedo cosa potrei insegnarti 😀 forse a spaccare legna e ad usare la fresa nella maniera più facile, per ottenere il max risulato con il minimo sforzo :-D…
    Quando torno, un caffè o qualcosa del genere non ce lo toglie nessuno ;-)))
    Beso,
    Giada

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