Meteore

 

Sbircio nel mio diario per scovare qualche frammento interessante su cui riflettere, di cui parlare. Potrei raccontarvi delle persone che sto incontrando qui, di quelle con cui lavoro quotidianamente, delle meteore con cui ho condiviso tanto in brevi istanti, chiacchierando magari davanti alla stufa, nell’ora di Hygge, di divertimento condiviso, o sotto le stelle.

Mi sento molto spesso, come dicevo, sola.

A volte la cosa mi piace, altre no. Ma quando incontro queste persone, che hanno storie da raccontare o che “semplicemente” hanno vissuto e possiedono qualcosa di genuino e dannatamente vero in sè, caspita, in quei momenti, la mia visione del mondo cambia completamente. Basta poco, quel poco che è però tutto. Niente fronzoli, nessuna frase detta per parlarsi addosso ed ascoltare la propria voce. Tanta verità, la LORO verità.

Una di queste persone è di certo Hans, uno degli scout “storici” di Houens Odde. Voce profonda, da fumatore. Viso segnato dal vento del Nord, mani callose a causa del duro lavoro nel porto di Arhus. Un Inglese perfetto, con una chiara flessione americana.

Quando, durante il workcamp Vekla, entrava nella stanza in cui mi trovavo, non potevo non percepire la sua presenza, anche se magari ero distratta e stavo parlando con qualcuno.

Sorriso aperto, di persona che ne ha viste e fatte troppe nella propria vita per voler mantenere le distanze con la gente. Non lo so, certe persone per me sono delle calamite. Non posso non conoscerle, scambiarci due parole. Sento che perderei un’occasione. E allora, anche se non le conosco, mi faccio avanti, se non sono loro a fare il primo passo nella mia direzione.

Il momento più bello è quello in cui ci si accorge che si parla la “stessa lingua”, non c’è bisogno di usare un ricco vocabolario, ma parole essenziali, ricche di evocazioni che si è sicuri che l’altro possa percepire.

Si tenta e si scopre che è davvero così.

Si comincia quindi a provare un certo orgoglio: “finalmente sto parlando con quella persona e ci si capisce pure benissimo reciprocamente!!!”. Poi, se si presta attenzione, ci si accorge che non accade solo con noi. Questa persona “straordinaria”, nel senso proprio di “fuori dall’ordinario”, riesce a parlare con la stessa semplicità ma al tempo stesso intensità anche con altri, magari gente che non si ammira particolarmente, che per noi non è nemmeno interessante. Ed è proprio questo il punto. Le persone “straordinarie” sono talmente depurate dai sentimenti più meschini e bassi, che possono veramente parlare con chiunque ed apprezzare quello che anche gli individui apparentemente più insignificanti hanno da dire. Riescono a vedere oltre.

Un altro comune denominatore è la completa assenza di quell’atteggiamento paternalistico, tipico invece di chi ostenta un’innaturale stima di sé e dispensa cosigli a destra e a manca.

Eravamo in pausa caffé quando mi sono avvicinata a lui per scambiare due parole per la prima volta. Non ricordo come ho “attaccato bottone”, rammento solamente che quel giorno ero rimasta particolarmente stupita dalla reale Democrazia che regna a tutti i livelli in Danimarca, senza distinzione di genere, età. Ho spiegato ad Hans che in Italia non è esattamente così. Nel nostro Paese infatti si è considerati dei mocciosi fino a 30 anni e non si viene presi davvero sul serio, dai luoghi di lavoro all’associazionisimo. Ero quindi molto stupita dall’apertura danese anche nei confronti dei più giovani. Qui, in Danimarca, gli “adulti” ascoltano sempre con molta attenzione quello che i più giovani PENSANO, prendendo spesso spunto da queste nuove, fresche, frizzanti idee.

Hans mi spiegava che i genitori danesi, fin dalla più tenera età dei figli, tendono a non essere iperprotettivi, cercando al contrario di far fare loro esperienza del mondo. E la cosa assume connotazioni sempre più profonde e complesse con l’avanzare dell’età. Quasi tutti i ragazzi di 18-20 anni che ho conosciuto vivono già fuori casa perchè magari frequentano una scuola che fornisce loro vitto e alloggio, rendendo naturale e condiviso un momento fondamentale nella vita di ciascun individuo, ovvero il distacco dalla famiglia d’origine. L’altra faccia della medaglia però, come sottolineava Hans, è, in certi casi, la presunzione dei più giovani di poter trovare sempre e comunque da soli le risposte. Non bisogna dimenticare la forte connotazione individualistica della società Danese, co tutti i pro e i contro che ciò comporta.

Oltre che di aspetti culturali, si è poi parlato di vicende personali, esperienze di vita. E’ interessante e paradossale come, a volte, solamente un estraneo dotato di una particolare sensibilità risulti esssere l’interlocutore pià adatto con cui condividere certi pensieri, emozioni.

Ero partita volendo raccontarvi dell’abivalenza di questo posto, Houens Odde, in cui perdersi, ritovarsi, perdersi, forse, ancora, e, alla fine, vi ho raccontato di Hans. Avevo davvero ragione nell’ultimo post: “Completely crazy”… 😀 Guardate poi che ore sono :-O.

Ma tutto è connesso e io mi sento finalmente libera di spaziare oltre che con la mente, con le parole.

La cosa che stavo volutamente omettendo, perché per me ha un valore particolare, quasi sacro, era che nella serata finale, durante l’ultimo, delirante, Hygge, Hans si è avvicinato a me per regalarmi il suo fazzoletto scout.

Quando gli altri mi hanno chiesto di chi fosse sono rimasti molto stupiti.

Credo che molti dei partecipanti di Vekla lo considerino un simbolo, uno dei “padri fondatori” di Houens Odde. Non è inoltre, credo, un tipo particolarmente abituato a manifestare i propri sentimenti.

Che dire: feelings, sensazioni, intuizioni.

Quando me ne sono tornata all’appartamento, finito Vekla, non volevo più toglierlo. Adesso è appeso vicino al mio letto e lo indosserò in occasione dei principali eventi scout della primavera-estate.

Non si possono dimenticare certi frammenti di vita, certe parole, certi volti.

Meteore

7 commenti su “Meteore

  1. ciao cara Giada, ieri tanta pioggia a Legnago e anche tanto divertimento, prima, durante,dopo, eravamo vermente carichi. Cantato un po’ meno del previsto per le avverse condizioni meteorologiche.
    Mi ricollego al commento che ti ho fatto l’alro giorno. Non era mia intenzione paragonare la tua meravigliosa esperienza ad un reality, temevo di essere fraintesa, ma volevo farti capire che questo tuo sentirti in colpa per una cosa che stai costruendo per te, distante da casa , e dalle preoccupazioni quotidiane di casa propria, nn e’ giusta. Stai facendo esperienza, e nella vita ne farai altre che nn tutti i tuoi cari condivideranno, e viceversa, e qu

  2. ciao Giada non era mia intenzione paragonare la tua meravigliosa esperienza ad una reality, volevo solo dirti di nn preoccuparti perche’ ti senti piu’ fortunata nel vivere questa esperienza…….. atri ne avranno altre di esperienze , anche piu’ vicine a casa e ugualmente forti………….. che bello quello che racconti………….. dove i veri valori si mettono a nudo, e la vera vita si fa avanti. Ti consiglio di cercare su un motore di ricerca la puntata trasmessa per radio 2 il giorno 15/4 alle 15.00. E’ un programma che si chiama Cosi’ parlo Zap MANGUSTA ….. e’ un modo molto divertente ma profondo di affrontare la filosofia………….si Parlava di Platone……………ti prego cercalo e ascoltalo, sono circa 15 min di trasmissione……….e penso avrai la risposta per capire qu ello che ti sta succedendo…… ps. forse e’ partito anche un altro mezzo mio commento ma che si e’ fermato a meta’. baci

  3. Ciao Patty! Intanto volevo dirti che sono davvero contenta per il concerto di sabato scorso perché ho sentito che è andato benissimo.
    Sto cercando di lavorare su questa cosa del senso di colpa, ma a volte per me è davvero difficile. So che ci sono persone molto importanti nella mia vita che stanno un po’ soffrendo per questa mia lontananza, perché IO ho deciso di partire. Sto cercando di imparare dai Danesi a pensare di più a me stessa, ma davvero non è facile per me, anche se un po’ è migliorata la situazione. Ho cercato come una matta quella trasmissione di cui parli, ma non l’ho trovata… CAVOLO!!! Mi interessava davvero tanto anche perché adoro i filosofi greci…
    Grazie davvero tanto per avermi ricordato di pensare di più a me stessa. E’ importante che lo faccia e che mi lasci dietro sentimenti che non fanno che avvelenarmi il sangue e il bello di quest’esperienza. Anche se ti assicuro che quando succede o vedo qualcosa di bello so assaporarne tutto il sapore.
    ps. la frase “penso avrai la risposta per capire quello che ti sta succedendo” mi ha messo addosso una grande curiosità… ti prego… dimmi che hanno detto…!!!
    Un bacio,
    Giada

  4. Ciao, Giada…! E’ straordinario quello che riesci a trasmettere con quello che scrivi…Lo Scoutismo è un mezzo che può essere una vera e propria scuola di vita. Trasmette dei valori che varrebbe la pena tenere in considerazione anche quando non si indossa il fazzolettone…Da quel che scrivi mi sembra che i ragazzi danesi abbiano imparato bene questa lezione…Come sai, anche io son stato scout tra la metà degli anni 90 e il 2001, e purtroppo non è stata sempre positiva come esperienza…Ho visto tanta ipocrisia ed elitarismo. Tanti personaggi che fanno i buoni quando hanno il fazzolettone, ma quando se lo tolgono si mettevano a fare i signorini, a vantarsi che hanno il cellulare costoso o perchè il loro papi ha il Mercedes e i valori delle cose più semplici andavano a farsi benedire…Spero che qui in italia il mio sia stato solo un caso isolato…Comunque certi valori me li son tenuti e rimarranno con me (non dimentichiamo poi che è grazie agli scout che ho imparato a suonare…;-)…Ti mando un ennesimo abbraccio fortissimo! Sei grandissima! Non fermarti mai, mi raccomando!

    PS: Anche a me è piaciuta tantissimo quel pomeriggio in spiaggia! Non lo dimenticherò mai!

  5. Ciao Enrique! Grazie per il post ;-)))
    Gli scout che ho conosciuto qui sono coerenti, ma, da quello che ho capito, succede un po’ la stessa cosa in Danimarca. Molti parlano bene e razzolano male. Fortunatamente non ho ancora incontrato questo genere di persone qui.
    Accolgo sempre volentieri gli abbracci virtuali perché è una delle cose che mi mancano di più, anche se non sono mancate le persone pie che hanno avuto pietà di questa povera Italiana all’estero… Un grazie quindi a chi mi ha trasmesso un po’ di umanità anche in Danimarca con un abbraccio, una carezza.
    Mi sento come un assetato nel deserto cui ,ogni tanto, viene dato un bicchiere d’acqua per sopravvivere. E’ difficile spiegare anche questa dimensione della mancanza di contatto…
    BE STRONG GIADA, COME ON!!!

  6. Ciao, Giada! Le persone buone e quelle spregevoli purtroppo ci son dappertutto, purtroppo…Ma quel che conta è che tu abbia trovato quelle buone…Penso che l’importante sia questo…;-) ! Credo che per tutti le esperienze tipo la tua siano una medaglia a due facce. Da una parte ci si sente elettrizzati per il fatto di vivere un’esperienza nuova e dall’altra ci si sente un po’ soli perchè si sente la mancanza di casa…Vuoi un consiglio? Gira la prima faccia della medaglia all’insù e vivi, vivi, VIVI la tua esperienza con entusiasmo! Noi Ci saremo sempre!

    Non vedo l’ora di leggere un altro tuo articolo!!! Un abbraccione!!!

    Enrique

  7. Per Patrizia (ma non solo): grazie per avermi mandato il link della trasmissione radio… intelligentissimo modo di spiegare la Filosofia ;-)))
    Avevi ragione, sono anch’io alla ricerca della verità in un certo senso, anche se può sembrare una frase altisonante. E’ come se prima fossi stata cieca e adesso avessi “intravisto il mondo delle idee”. Credo infatti che solo i saggi possano avere l’apertura mentale per arrivare con il pensiero a certi livelli. Quindi, per me, è già tanto aver intravisto ed intravedere, tuttora, questo “altro” mondo.
    Per Enrico (ma no solo): non so se tutte le persone che ho incontrato qui siano “buone”, non ci metterei la mano sul fuoco. Anche se comunque è davvero difficile incontrare persone davvero cattive, nel senso di intenzionate a far del male. A volte, soprattutto se non si conosce l’interlocutore, è difficile dare dei giudizi. Ci si potrebbe sbagliare. Sono tanti i fattori che portano ciascuno di noi ad agire in un certo modo e, stando qui, mi rendo conto che devo fare i conti con uno in più: la cultura. Ciò che per me è assolutamente normale, ovvio, scontato, per una persona proveniente da un altro contesto culturale può risultare davvero bizzarra e, se il nostro interlocutore appartentente ad una cultura diversa, non ha gli strumenti e/o la sensibilità per capire, a volte è davero difficile.
    Mi piace moltissimo l’idea di lasciare la medaglia girata sul lato positivo, anche se, talvolta, credo davvero sia necessario riflettere sulla negatività per imparare a gestirla. Non bisogna fingere che il lato oscuro non esista, anzi credo si debba conoscerlo per saperlo gestire. Ciò che conta è però l’atteggiamento positivo e una sana dose di “menefreghismo ” (in senso positivo ovviamnte).
    “VIVI, VIVI, VIVI la tua esperienza” è una delle cose più belle che potessi dire…

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