Corso di… vita

Parte integrante del Servizio Volontario Europeo è il corso di Lingua, che varia, ovviamente, a seconda del Paese di destinazione che si è scelto.

Il 19 Aprile ho cominciato a Kolding il corso di Danese, il lunedì, mercoledì e giovedì mattina dalle 8 alle 11.30.

E’ stato un tuffo nel passato, come tornare a scuola. Una sensazione davvero strana. La scuola di lingua di Kolding infatti è un luogo particolare, gente proveniente da tutti i Paesi: Indonesia, Medio Oriente, Europa, Americhe, Estremo Oriente. Un favoloso “melting pot”, un mosaico composto di tanti colori diversi. La bellezza della diversità.

Mi ha molto colpito una bellssima donna del deserto, pelle scurissima, alta, fiera, con l’abito tradizionale nero orlato d’oro, che camminava nel geometrico e asettico corridoio della scuola. Miraggio.

Le persone che frequentano i corsi di lingua sono diversissime. C’è chi come me partecipa alle lezioni perché volontario europeo (a dire il vero pochissimi, 3 in tutto), studenti stranieri che vogliono per accedere all’università Danese hanno bisogno di un buon livello di conoscenza della lingua e persone che, per trovare un lavoro o progredire nel proprio percorso professionale, necessitano di avere una base.

In questa fase del mio percorso come volontaria presso Houens Odde Spejdercenter, dovendomi svegliare alle 6.30 del mattino per andare a scuola e dovendo poi recarmi al lavoro nel pomeriggio (avendo quindi pochissimo tempo per studiare) ho pensato spesso a chi non deve fare questa vita per un breve periodo come me, ma per necessità.

Nella mia classe adesso c’è anche un Bosniaco sulla quarantina, probabilmente scappato dal proprio Paese a seguito della guerra. Spesso facciamo gli esercizi insieme perché siamo arrivati quasi contemporaneamente. Non parla Inglese, conosce solo certe parole in Danese utili per il suo lavoro, qualcosa che ha a che fare con i mezzi di trasporto (forse è un camionista).

Seppure sembri un po’ ruvido, posso assicurare che è dolcissimo e mi fa una gran tenerezza quando mi chiama con il suo accento dell’Est e cerca di spiegarmi un po’ a gesti, un po’ in Danese, cosa deve fare esattamente. Poi ride perché si vergogna di fare esercizi grammaticali che probailmente gli ricordano l’infanzia.

Penso a quanto possa essere dura la sua vita, senza conoscere l’Inglese, la lingua locale e facendo chissà quale lavoro. E quindi lo ammiro per come sa ridere della situazione in cui si trova, nonostante la vergogna che prova e le difficoltà.

Con lui sto imparando un po’ di Danese perché, oltre ai gesti, è l’unico modo per comunicare. Ma credo che in realtà mi stia insegnando molto di più… e il bello è che non lo sa…

Una delle innumerevoli cose che mi piacciono dela società Danese è la qualità dei servizi, come la scuola, in cui DAVVERO si impara la lingua. Prima di accedere alla classe organizzano un incontro per decidere che percorso fare in base alle aspirazioni e ai “goals” che ciascuno ha. Gli insegnanti sono ottimi, comunicano tutti in un Inglese perfetto. Alcuni parlano solo Danese non perché, come in Italia, non conoscano l’Inglese, ma per aiutare gli studenti ad abituarsi al suono di questa strana ma affascinante lingua, che alle mie orecchie suona come un mix di Inglese, Tedesco e… Giapponese :-D!!!

In classe si lavora individualmente o a piccoli gruppi perché c’è una dismogeneità dovuta al fatto che certi hanno cominciato il corso un mese o due fa, mentre altri, come me, solo poche settimane fa.

Il bello è che, nonostante questo, si lavora benissimo. Gli insegnanti hanno una pazienza infinita e un ottimo metodo. Casper è giovane, sulla trentina, molto timido ma con un modo di insegnare davvero creativo. Usa moltissimo giochi e immagini.

Poul invece è un signore esuberante, cui non riesco a dare un’età, sembra una caricatura, parla un Inglese Oxford e fluentemente 7 lingue.  E’ un piacere fermarsi a chiacchierare con lui di questioni riguardanti la lingua e la cultura Danese. Gli piace fare battute e, di tanto in tanto, estrae dalla tasca un pettine per sistemarsi i capelli. E’ interessannte vedere come cerca di comunicare con persone che non conoscono altro che la propria lingua. Con questo tipo di studenti usa moltissimo la gestualità e il vocabolario di Danese e della lingua dello studente, imparando, a sua volta, nell’altra lingua, il termine che vuole insegnare. In questo modo riesce a mettersi sullo stesso livello dello studente e a creare una magica connessione.

Il comune denominatore di entrambi è il piacere di insegnare e la voglia di restare a parlare anche finita la lezione…

Incredibile davvero…

Ogni mercoledì mattina invece dalle 10 alle 11 ci si trova tutti nell’atrio al III piano per cantare canzoni in Danese. Che ridere… 😀 ma posso assicurare che funziona come sistema…

learning by doing… in questo caso “by singing”

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8 commenti su “Corso di… vita

  1. Ciao, Giada…! Ero tanto curioso di sapere come andava la lingua danese e devo dire che sono contento di leggere questo tuo post…Dal tono con cui scrivi mi sembra di capire che i tuoi momenti di sconforto sono diventati un po’ più rari, e la cosa mi fa veramente tanto contento…ma una persona avida di conoscenza ed esperienza come te non poteva non cavarsela egregiamente 😉 E’ stato molto carino da parte tua postare anche quel filmato…Rende molto bene l’idea della positività che si respira…Devo dire che mi hai molto colpito quando hai parlato delle persone di diverse etnie che fanno il corso con te…Questa la dice lunga sul fatto che siamo tutti uguali quando c’è uno scopo comune da raggiungere, e che il colore della pelle e il modo di vestirsi non sono più un ostacolo per l’amicizia…A volte sono molto diffidente con gli stranieri e mi rincresce veramente tanto esserlo, quando so per certo che un giorno anche io potrei subire le loro stesse sofferenze e difficoltà…Sei grande !Continua sempre così! In gamba come sempre 😉 !

    Un abbraccio con affetto

    Enrique…

  2. Ciao Enrico!
    Grazie davvero per la “fedeltà” e la tempestività ;-))) Sono contenta il video ti sia piaciuto anche se fa un po’ pietà. A differenza della fotografia, non mi piace proprio riprendere… devo stare praticamente immobile per un sacco di minuti…
    Per vedere la bellezza dei “colori” credo sia indispensabile sospendere il giudizio ed osservare con occhi di bambino, stupiti, limpidi.
    Un abbraccio!
    Giada

  3. Giada, stai dimostrando a tutti noi (ma noi lo sapevano già, lo stai solo confermando) e a te stessa (gli esami non finiscono mai…?) che sei una roccia con animo profondo, occhi capaci di uno sguardo lontano, come quando si posiziona l’obiettivo della macchina fotografica per mettere a fuoco sia lontano che il primo

  4. Ciao Cinzia! Mamma che parole… mi fai davvero arrossire :-)))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))
    Però è vero ;-))) è una sfida che sto superando brillantemente. Ogni tanto bisogna anche fermarsi e dirSI “Bravo (in questo caso “Brava”), buon lavoro!”. Devo però dire che avere intorno un ambiente positivo e costruttivo come quello che ho trovato qui aiuta parecchio. Non devo guardarmi alle spalle. Le persone che lavorano ad Houns Odde Spejdercenter sono dirette, non c’è uno “sparlare” ma un lavorare per il bene dell’organizzazione, che alla fine è anche il proprio.
    Tante riflessioni sull’Italia…
    il mio amato/odiato Paese, amato per i paesaggi, le opere d’arte, le nostre tradizioni, il clima atmosferico e odiato a causa di politici corrotti e una generale ignoranza e volontà di avere di più del proprio vicino di casa.
    Tristezza…
    Qui c’è un buon grado di istruzione e una capacità di discernimento. Quello che la nostra classe politica sta cercando di distruggere con tutte le forze. I cervelli pensanti spaventano. Molto meglio avere delle pecore, drogate di cavolate dalla mattina alla sera grazie agli splendidi ed istruttivi canali televisivi che ci ritroviamo…
    senza parlare di quei 3 italiani che ho avuto la “fortuna” di trovare in giro per la Danimarca… panorama umano angosciante… ma che fine hanno fatto i Santi, i Poeti e i Navigatori…???
    Aiuto!!! Ci toccherà fare come Diogene di Sinope, alla ricerca dell’uomo, con la lanterna, di notte…

    Tristezza…
    profonda…

  5. Ciao, Giada…! Faccio spesso anche io delle riflessioni sul nostro paese e come te anche io sono preoccupato…non ti nascondo che, nonostante la sicurezza economica in cui mi trovo, ho veramente paura…Personalmente cerco giorno dopo giorno di concentrarmi sul mio lavoro e in qualche modo combattere a modo mio…Mi sento un po’ egoista a volte ma non vedo come potrei fare altrimenti…Io penso che in situazioni del genere una buona cosa può essere quella di aiutarci l’un l’altro per fare in modo di combattere day after day contro tutto ciò…Secondo me anche in un piccolo microcosmo come la nostra piccola città si può fare… Come dici te, Giada, l’Italia è un posto magnifico fatto di belle trazioni, di storia e di bei paesaggi…Credo che già questo sia un buon punto di partenza…Secondo me del buono c’è nel nostro paese, e secondo me si può sfruttare. Ce la possiamo fare, secondo me…Forse sembrerà un castello in aria, ma io amo la mia nazionalità e amo il mio paese e mi rifiuto di pensare che faccia schifo totalmente. E’ casa mia:-) Persone come te che fanno esperienze all’estero possono fare tantissimo: avendo visto come vanno le cose nel resto dell’Europa puoi far vedere al nostro paese come poter cambiare le cose. Puoi accendere una piccola scintilla che può illuminare il nostro futuro…;-)
    Detto questo ti mando un abbraccio fortissimo…;-)

    PS: Dai che è simpatico il filmatino;-)…Comunque effettivamente la foto cattura dei momenti che i filmati non riescono ad afferrare…;-)

  6. Ciao a tutti!

    Seguo il blog in silenzio; trovo interessante quanto viene detto in esso, tuttavia a volte le informazioni e le emozioni suscitate sono talmente tante da lasciarmi senza parole non sapendo veramente che aggiungere se non quanto già detto a più voci e mani.

    Sarà il problema della pagina bianca di cui ci ha parlato tanto la nostra prof di italiano durante l’ultimo anno di liceo, tu che dici Giada?

    O forse è perchè la pagina è già stata scritta e non c’è nulla da aggiungere.

    Ad ogni modo non mi andava più di rimanere nell’oscurità godendo dell’esperienza altrui senza palesare la mia presenza silenziosa.

    Mi sembrava ipocrita ma devo riconoscere che il desiderio di scrivere questo messaggio nasce anche da un semplice, quanto pericoloso, desiderio di protagonismo; dalla volontà di eregermi se pure per un minuto a rappresentante di quella parte del nostro bel paese che ascolta, riflette ed agisce cercando di fare del proprio meglio per la propria felicità e conseguentemente per quella della sua società.

    Sì perchè io l’ho vista; in parte l’ho vissuta, in parte l’ho subita ma posso garantire che c’è; è un’Italia frustrata, tesa, insofferente, dubbiosa, incerta e paurosa ma esiste e tuttora si sforza di fare del proprio meglio per vivere con dignità salvando sè stessa dal disonore e dalla decadenza.

    Detto questo auguro un felice ricongiungimento alla comitiva che si appresta a raggiungere la nostra ed a te Giada una proficua conclusione della tua esperienza SVE in Danimarca per un ritorno carico ed alla grande nel nostro amato/odiato paese.

    Ci si vede in quel di Rovigo.

    Ad ogni modo c’è un’ Italia che

    L’esperienze di Giada è sicuramente forte ed intensa

  7. Oddio Diego!!! Ho visto solamente oggi il post perché l’ultimo periodo in Danimarca è stato un vortice che mi ha lasciata totalmente stravolta. C’è un momento per vivere e uno per raccontare, se si ha l’esigenza di farlo. Certamenete è vita anche il periodo in cui si racconta, ma, esistono invece frangebti in cui si può solamente vivere, per sentire, per provare sulla pelle e nel cuore e non cè davvero tempo per scrivere.
    Come giustamente dici, la sfida è stata tornare nell’odiato-amato Paese…
    ma… Diego… don’t worry, we’ll find out ;-)))!!!

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