Blind

A volte mi domando se esista una coerenza tra la mission di BlogGiò e quello che scrivo io… ma poi penso che quello che sto vivendo qui, non è altro che il frutto della mia scelta di partire come volontaria per la Danimarca. Quindi, il nesso c’è. Non siamo macchine. Non posso premere un bottone e dire “Bene, questo è volontariato, posso parlarne. Questo invece…”. Siamo umani e BlogGiò non è un giornale, ma, come dice il nome stesso, un blog. Quindi, avanti, anche se a volte mi sembra di tornare indietro.

Appena arrivata, l’impatto è stato davvero durissimo.

Quella scissione tra la mia vita “PRIMA” e “DOPO” aveva, tuttavia, stimolato in me un’immensa creatività che sentivo di avere e che sono convinta tuttora di possedere. Ma, come avevo l’impressione di aver vissuto da ipovedente e di aver poi miracolsamente riacquisito la vista, ora sto provando l’esatto contrario. La mia magia è svanita (almeno per il momento) e, forse, va bene così.

La straordinarietà dell’ordinario si è trasformata nella banalità del quotidiano. Ciò dimostra che il problema non è Rovigo, Roma, Udine, Las Vegas, Kolding, Copenaghen. La chiave sta in noi, in quello che vogliamo e che facciamo per raggiungere gli obiettivi.

Osservando gli altri volontari, soprattutto internazionali, che si trovano qui con me, non posso fare a meno di notare come anche loro stiano cercando di trovare la propria chiave di lettura dell’esperienza, del luogo, di sé. E la cosa più interessante è che ciascuno porta un contributo diverso, talvolta simile, ma mai uguale.

In questo periodo sto guardando di più la realtà con i loro occhi che con i miei. Forse sto cercando quell’entusiasmo che io stessa ho incontrato più volte qui, ma che ora tarda a presentarsi.

Quasi ogni cosa, ogni impresa, ogni colore, ogni sapore è scontato. Devo decidere se sostare ancora un po’ nel grigio per capire se esistano in esso delle sfumature o se invece voglio totalmente cambiare direzione. Staremo a vedere. L’importante è che il “sostare nel grigio” non sia una scusa per inibire l’azione e sentirsi al sicuro.

La cosa più interessante è che ho bisogno di questi momenti di inerzia apparente per trovare nuove energie, idee, passione. Ho voglia anche di sentirmi così, ma quando poi l’abisso mi guarda, mi spavento.

Il microcosmo ch riuscivo a percepire prima, lo stupore di fronte alle più piccole cose, la magia del sapere guardare da un’altra prospettiva… niente di tutto questo ora. E nemmeno un’illuminante visione aerea. Bloccata tra terra e cielo. L’unica cosa che so fare è eseguire. Nessuna capacità creativa. Solo la consapevolezza che si sta lavorando per qualcosa, per qualcuno. Ma questo non mi basta. Vorrei di più. Penso sia la condizione di chi ha troppo e non sa che scegliere. Penso che un’esperienza di volontarato forte, per aiutare persone in difficoltà (bambini di strada, anziani, disabili, etc.), potrebbe davvero aprire degli scenari di vita reale, capaci di far dimenticare ogni elucubrazione mentale riguardo al significato della vita. In quei casi la cosa più importante è: tempo da dedicare alle persone e azione.

Ma non si può nemmeno pretendere di fare tutto, di essere ovunque e di dare sempre il meglio… Bisogna anche saper accettare. Anzi, credo che, per certi versi, l’accettazione sia davvero un’arte. Una dose consistente come una minima possono davvero essere letali…

Aspetto quindi, dall’alto, un nuovo paio di occhiali.

Grazie!

6 commenti su “Blind

  1. E’ normale per me invidiare questo stato di inerzia e di “scontatezza” (lo so è una parola inventata) ?

    Io ho scoperto da poco il mondo dei disabili (qui in Italia intendo). Anche li si può correre il rischio della “routine”. Ma la voglia di far divertire è sempre uno stimolo ad innovare ( la verità è che mi diverto come un matto anch’io 😀 ). Però anche se a volte si rifanno le stesse cose, si parla dei soliti argomenti si è felici lo stesso. Questa felicità viene proprio da quel senso che si prova nel fare del bene agli altri.

    Però devo dire che le persone disabili sono veramente speciali. E che poche volte in vita mia ho provato il calore di un abbraccio amico, così spontaneo e in qualche modo riconoscente.

    Mi dispiace un pò lasciare il gruppo di ragazzi che frequento (anche se solo da qualche mese) per un bel pò di tempo.

    Cmq rimango colpito da come ti esprimi. Secondo me, se trovassi la giusta ispirazione dovresti proprio metterti a scrivere qualcosa di grande (tipo un libro ecc…)

    Magari diventi come la tipa che ha scritto Harry Potter. Ovviamente mi prenoto già alle feste (per me gratuite ^_^! ) nella tua futura supervilla.

    Keep it up

  2. Ciao, Giada…! Non ti preoccupare, capita a tutti ad un certo punto di trovare un po’ di scontatezza in quello che si fa…A me capita molto spesso nel lavoro. Nonostante mi stia dando delle soddisfazioni, tante volte mi chiedo se sia la strada giusta, se me lo merito ecc…Comunque stai tranquilla: sicuramente stai facendo qualcosa di giusto….Stai imparando un sacco di cose, stai scoprendo cosa c’è al di là del “muro”, stai aiutando gli altri…Insomma, stai facendo qualcosa di positivo al 100%…Poi può capitare di fermarsi e di farsi delle domande su quello che si sta facendo. Tranquilla e vedrai che comincerai a vedere uno spiraglio di luce che ti faranno riscoprire la bellezza dell’esperienza che stai vivendo…! Visto quanta gente entusiasta di quello che fai ti scrive i commenti sul blog e che ti incoraggia? Vuol dire che stai facendo qualcosa di grande! Ti conosco, ormai;-) !!! Dai che ce la fai…! 6 Mitica!

    Un abbraccio enorme!

    Enrique

  3. CARPE DIEM……………ciao bella, nn puoi sempre essere attiva, a volte essere passiva agli eventi e nn creativa vuo, dire che stai sedimentando tutto cio’ che ti e’ arrivato finora… gli occhi sono pieni di novita’ che nn lo sono piu’……… domani il sole sorgera’ allo stesso modo ma non sara’ lo stesso giorno, percio’ cara Giada, non cercare altri occhiali, come hai gia’ intuito, guarda tt quello che ti circonda, guarda la realta’, guarda te stessa senza pensare a cosa sembra, ma a cosa e’ veramente, e questo lo puoi fare solo accettando , gia’ accettare proprio, la realta’ , anche quella che sembra banale…………..in fondo e’ un modo di difesa per nn venirne sopraffatti . Forse il ritorno si avvicina ed hai ancor piu’ fame e sete di meraviglie del nostro amato universo da portare con te e temi di nn avere abbastanza occhi e tempo per farlo………….. ma son sicura che ce la farai……….. accetta . baci

  4. Fabio, Enrico, Patrizia, grazie davvero per il sostegno e la comprensione e per non aver detto “ma sì, dai che lì è bello…”, banalizzando il mio momento.
    Penso davvero che sia necessario questo step. Ho una mezza idea di quello che mi piacerebbe fare a questo punto. Non sono una che si accontenta. Mi piacerebbe, nel mio tempo libero, frequentare di più gli stranieri che ho incontrato a scuola e che, per motivi diversi, vivono qui. Mi interessa davvero vedere cosa fanno per mantenere vive le proprie tradizioni ma anche per integrarsi con la società danese. Inoltre, a mia volta, gradirei incontrare gli Italiani che vivono qui, sentirmi davvero immigrata e vedere che combinano.
    Che ne pensate?

  5. Ciao…! Di nulla,Giada…!Capisco benissimo quello che provi perchè come ti ho già detto l’ho provato anche io in diverse occasioni, e penso che anche il riccone di turno che ha la casa alle Bahamas provi sensazioni simili…Se c’è una cosa che non mi è passato per la testa è appunto dirti “ma si, dai…” 😉

    Credo che non sia una brutta idea confrontarsi con altre persone che vengono da altri paesi e che si stanno integrando…Se pensi che possa aiutarti a superare questo momento e se pensi che possa esserti utile ben venga…Attendiamo sviluppi, ok?

    Un ennesimo abbraccio forte…!

    Enrique

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