Un grande dono, tutto per voi

Era la prima volta che mi accadeva, ed è stata una sensazione straordinaria. Fino ad allora, ero abituata alle mie amiche, e ai luoghi famigliari che visitavo scorazzando insieme a loro nel Corpo umano, il nostro paese.

Solamente una volta, quando non mi sentivo bene, avevo incrociato il passo con quello strano, gigantesco tubo metallico. Comparve all’improvviso, credo all’altezza di via del Braccio SX, trascinandomi verso di sé.

Ricordo di essere scappata terrorizzata, ignara, in realtà, di allontanarmi dal mio destino. Trascorse del tempo, non so dire quanto, che impiegai come al solito, in compagnia delle altre gocce di sangue, sempre intente a trasportare ogni tipo di merce e consegnarla con puntualità ai F.lli Polmoni, due strani tizi che sospiravano continuamente, ai gemelli Reni, proprietari di una ditta di pulizie, oppure a quello scontroso Sig. Cervello, col quale è impossibile discutere, volendo egli avere sempre l’ultima parola.

Deve ancora ringraziarmi di quella volta in cui, vicino alla sua casa, intercettai la più terribile delle creature: una bolla d’aria. Scaltra, mi guardò con quel suo fare innocente, voltandosi dall’altra parte per non attirare la mia attenzione. Le gridai di non avvicinarsi, ma lei tentò di sfuggirmi, perdendo consistenza, e sparendo come un fantasma quando ormai avevamo raggiunto il fondo; dove le strade finiscono, e noi gocce di sangue siamo costrette a risalire, aiutandoci l’un l’altra, fino all’abitazione del Sig. Cuore, l’inguaribile sentimentale dei piani alti.

Ad ogni modo, incontrai nuovamente quell’oggetto appuntito, lucido come una spada, e questa volta ogni tentativo di sottrarmi alla sua forza fu inutile. Degli attimi successivi non ricordo molto; solo un gran freddo. Niente altro. Poi, delle grida concitate provenienti da un luogo lontano.

Ed ecco, di nuovo il caldo, di nuovo la mia libertà.

Con essa, guadagnai nuove amicizie e conobbi personaggi sconosciuti. Le gocce di sangue, mie simili, mi guidarono eccitate. Il lavoro non mancava, anzi! I primi tempi ero parecchio affaticata, ma dopo le cose migliorarono e oggi… beh… sono in forma come non mai. È come se la mia vita fosse cambiata, e il mio continuo andirivieni trovasse una nuova ragione d’essere.

Sono solo una goccia di sangue, lo so, ma sento che qualcuno mi vuole bene e apprezza quello che faccio. Vorrei tanto che provaste questa sensazione ma, siete solo uomini e io, piccola goccia di sangue, invece, sono un grande dono. Tutto per voi.

Alberto Bombonato, vincitore 2017 del concorso “Essere un dono”, promosso dall’Avis comunale di Rovigo

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