Dodici storie di futuro nel calendario della Caritas

“Ci sono dei progetti che vorresti realizzare con tutto il cuore, ma non riesci poi a trasformare in realtà. E questi progetti si accumulano, con il tempo rischiano di non concretizzarsi mai. Ma poi capita che un giorno uno di quei progetti che avevi in mente da tempo venga a bussare alla tua porta”.

Nasce dall’incontro tra un’idea e l’arte del fotografo Giulio Cesare Grandi il nuovo calendario della Caritas diocesana di Adria-Rovigo: dodici storie, una per ogni mese, che parlano del futuro. Dodici idee di futuro, raccontate da quattordici persone, ritratte dagli scatti del fotografo rodigino.

Il calendario Caritas compie dieci anni. E’ da sempre un piccolo “evento”, che fa pensare e spesso discutere. “Uno strumento che ha sempre cercato di raccontare non tanto cosa la Caritas diocesana fa nel nostro territorio, quanto piuttosto come sceglie di esserci”, spiega l’organizzazione.

Negli ultimi anni a scandire lo scorrere dei mesi sono stati i volti di operatori, volontari, amici o anche solo conoscenti, legati da un filo conduttore. Quest’anno è il futuro. Ciascuna delle persone ritratte nel calendario confida la propria idea di futuro, fatta non di previsioni o progetti, ma di “umile e operosa coltivazione del futuro, portata avanti da persone che, a titolo diverso, scelgono ogni giorno l’impegno per la propria comunità, sia questa la scuola, una famiglia, la Chiesa, o quanti vivono ai margini”.

“Il titolo è una citazione di Simone Weil, filosofa e scrittrice francesce – spiega don Piero Mandruzzato – Parla di speranza, che non è attesa passiva di quel che è già previsto, e non è nemmeno semplice ottimismo, ma operosità sostenuta dalla fiducia nell’azione di Dio”.

E i racconti sono resi vivi negli scatti di Giulio Cesare Grandi, realizzando, come racconta lui stesso, uno di quei progetti che erano chiusi in un cassetto da tempo: “Con Caritas è successo proprio così: mi hanno raccontato la loro idea per il calendario di quest’anno e io ho cercato di realizzare un progetto che rispettasse le loro richieste e allo stesso tempo fosse un piccolo reportage sulle persone”.

Per realizzare il calendario, il fotografo si è seduto con le persone e dedicare loro un po’ del proprio tempo, riuscendo a restituirne la profondità e la pienezza: “L’approccio, come sempre nel mio lavoro, è stato di ascoltare le persone, cercare di raccogliere le loro storie, le esperienze, le diverse idee di futuro, ma poi mi sono lasciato trascinare dall’emozione e dall’ispirazione del momento per restituire in maniera onesta il lato più umano dei soggetti.”

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