Emmaus riapre il mercatino per sostenere l’accoglienza

La comunità “Emmaus” di Fiesso Umbertiano riprende l’attività dopo il lockdown.

La comunità è formata da “persone ferite dalla vita e persone che hanno vergogna di essere felici da sole”. Il gruppo si occupa prevalentemente di accoglienza residenziale: volontari e ospiti lavoriamo insieme per mantenere viva la comunità. L’accoglienza degli ospiti è continuata anche durante la quarantena, anche se non è stato possibile accoglierne di nuovi. Con la “fase 2” ha riaperto il mercatino solidale dell’usato gestito dall’associazione a Santa Maria Maddalena: chiunque può donare indumenti e oggetti che poi Emmaus riutilizza o rivende.

“Siamo un’associazione – spiega Angela Pasini, direttrice di Emmaus – che si occupa di fare accoglienza residenziale a persone in difficoltà. La nostra proposta, autofinanziata, è quella di accogliere le persone, proponendo loro di lavorare insieme. Manteniamo l’accoglienza utilizzando o vendendo quello che le persone ci donano. Chi vive nella nostra comunità non è un assistito, è una persona che si dà da fare per mantenersi insieme agli altri. Accogliamo persone con difficoltà di tipo abitativo, lavorativo, carenza di sostegno familiare, problemi di alcolismo. La comunità è fatta di persone con problematiche diverse che, insieme a volontari, lavorano lavorano sia per mantenere la comunità stessa sia per aiutare altri gruppi”.

Anche durante la quarantena l’accoglienza è continuata: le persone che erano state accolte sono rimaste nella comunità. “Durante il lockdown – prosegue Pasini – abbiamo interrotto l’attività di raccolta del materiale e ne abbiamo approfittato per selezionare il materiale che avevamo ancora in casa, fare piccoli lavori di piccola manutenzione all’abitazione e al mercatino solidale. A Santa Maria Maddalena abbiamo un mercatino solidale dell’usato dove vendiamo parte di quello che ci viene donato.

Con la fase 2 sono ripartite tutte le attività, rispettando le norme di sicurezza. Abbiamo seguito incontri online con un responsabile della sicurezza per capire come e con quali modalità riaprire. L’accoglienza a nuove persone al momento non è ancora possibile. Abbiamo delle norme molto stringenti sull’igiene e sulla gestione della casa: ad esempio quando entriamo in casa ci togliamo le scarpe, ci laviamo e ci disinfettiamo le mani”.

L’approccio dei volontari alla quarantena è stato diverso da persona a persona: qualcuno si è sentito più sicuro a casa, dove magari si è messo a produrre mascherine, altri hanno continuato a venire in comunità a dare una mano. “Non abbiamo obbligato nessuno – racconta Angela – a vivere in comunità. Con le persone che desiderano fare volontariato da noi teniamo incontri di formazione per far capire bene come funziona la comunità. La cosa bella è che si lavora sempre insieme: c’è un grande spirito di collaborazione tra volontari e persone accolte. Quando qualcuno ha del materiale in buone condizioni che può ancora essere riutilizzato Emmaus sa come fare: ci occupiamo prevalentemente di indumenti e oggetti. Una delle definizioni più bella della comunità è che Emmaus è fatta da persone ferite dalla vita e persone che hanno vergogna di essere felici da sole, questo è il senso delle nostre comunità”.

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