San Vincenzo: calano le richieste di cibo

Nonostante il rispetto delle norme di sicurezza, sono poche le persone bisognose che hanno deciso di chiedere aiuto alla San Vincenzo durante i primi giorni di riapertura. Prima della quarantena l’associazione donava prodotti alimentari a circa 700 persone, ora sono molte meno e non è chiaro il perchè. Il calo più significativo di utenti si registra tra la popolazione straniera.

“La riapertura delle attività – racconta Giuseppe Amato, già presidente della San Vincenzo – non sta andando bene: l’afflusso è ai minimi storici. Noi ci siamo organizzati per rispettare le norme di sicurezza: guanti, mascherine e distanziamento sociale, sia all’interno sia all’esterno. Dopo aver confezionato i pacchi di cibo li consegniamo attraverso una finestra, in modo da evitare il più possibile ogni contatto. Buona parte dei prodotti che doniamo proviene dal banco alimentare, il resto da quattro supermercati della città. Ogni sera ci donano cibi che altrimenti andrebbero sprecati e noi li doniamo ai più bisognosi, invitandoli a verificare che siano ancora commestibili. Non sempre le persone a cui doniamo il cibo mostrano gratitudine ma a noi non interessa: ci relazioniamo con loro per dare, senza aspettarci nulla in cambio”.

Da anni l’associazione San Vincenzo è al servizio della comunità, raccogliendo cibo per sfamare famiglie in difficoltà. “Prima della quarantena – prosegue Amato – si rivolgevano a noi 180 famiglie, corrispondenti a circa 700 persone. E’ piacevole poter finalmente tornare a praticare il nostro servizio, che avevamo dovuto interrompere a causa della quarantena. E’ stato un dramma essere obbligati a stare chiusi in casa con la consapevolezza che alcune famiglie erano in difficoltà. Negli ultimi mesi siamo rimasti costantemente in contatto con i servizi sociali, segnalando di volta in volta le famiglie più bisognose. Fortunatamente il Comune e la protezione civile si sono attivati per portare prodotti alle persone più svantaggiate”.

“Siamo molto preoccupati – conclude Giuseppe -: rispetto al gran numero di persone che di solito si presentano da noi ora ne vengono molte meno. Abbiamo un afflusso di persone notevolmente diminuito, soprattutto per quanto riguarda gli stranieri. Non sappiamo dove siano andati, forse si sono trasferiti in un altro posto dove possono trovare opportunità migliori. Forse più avanti, se torneranno, faremo un’indagine conoscitiva per capire cosa li ha portati a non venire più da noi”.

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