Contratti di prestazione occasionale

Con il Decreto Legge n. 50/2017 (art. 54-bis), il Governo ha introdotto il Contratto di prestazione occasionale” (CPO) e il Libretto Famiglia che sostituiscono i “voucher”, aboliti di recente.

Tralasciamo lo strumento utilizzabile soltanto dalle famiglie per retribuire piccoli lavori domestici (ad esempio giardinaggio, pulizia, assistenza domiciliare) e presentiamo il Contratto di prestazione occasionale a cui possono ricorrere anche le associazioni e gli altri enti non profit.

Innanzitutto, il Contratto di prestazione occasionale è diverso dal “lavoro autonomo occasionale” a cui si applica la ritenuta fiscale del 20% sul compenso lordo e che rimane in vigore (e può essere utilizzato dalle associazioni).

I contratti di prestazione occasionale sono dei veri e propri contratti di lavoro (attivabili dalla pubblica amministrazione, dalle imprese, dai professionisti e dagli enti non profit) conclusi e comunicati con una procedura online nel portale web dell’INPS. Il rapporto di lavoro diventa tracciabile: almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione, il datore di lavoro comunica, attraverso il portale dell’INPS o tramite call center, i propri dati identificativi e quelli del lavoratore, il tempo ed il luogo di svolgimento della prestazione, l’oggetto della prestazione ed il compenso pattuito.

Il compenso orario deve essere di almeno 9 euro netti (€ 12,41 lordi) e più precisamente non può essere inferiore a 36 euro per prestazioni di durata non superiore a quattro ore continuative nell’arco della giornata. I compensi sono soggetti al versamento dei contributi previdenziali nella gestione separata dell’INPS (33% del compenso) e all’INAIL per l’assicurazione sul lavoro (3,5% del compenso). Sulla somma complessiva sono dovuti (dal datore di lavoro) anche gli oneri di gestione della prestazione nella misura dell’1%.

I compensi percepiti dal lavoratore sono esenti da imposizione fiscale, non incidono sull’eventuale stato di disoccupazione e sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.
Il pagamento del compenso è in forma elettronica e non più con la consegna di buoni al lavoratore.

Previa apertura del “portafoglio telematico” da parte del datore di lavoro, l’INPS liquida le prestazioni il 15 del mese successivo e versa i contributi previdenziali ed i premi INAIL.

Limiti con riferimento all’anno civile:
1. ogni lavoratore (prestatore) non può svolgere per lo stesso datore di lavoro (utilizzatore) più di 280 ore l’anno e ricevere compensi superiori a 2.500 euro.
2. ciascun lavoratore, con riferimento alla totalità dei datori di lavoro, non può percepire compensi di importo complessivamente superiore a 5.000 euro;
3. ciascun datore di lavoro, con riferimento alla totalità dei lavoratori, non può erogare compensi di importo complessivamente superiore a 5.000 euro;
Nel caso di superamento del limite di 2.500 euro ad un singolo lavoratore o del limite di 280 ore annuali, la norma stabilisce che il Contratto di Prestazione Occasionale si trasformi in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.
Con riferimento al limite indicato alla lettera 3), sono computati in misura pari al 75% del loro importo, i compensi per prestazioni di lavoro occasionali rese dai seguenti soggetti:
a) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
b) giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l'università;
c) persone disoccupate, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
d) percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Non possono essere attivati contratti di prestazione occasionale con persone con i quali il datore di lavoro abbia in corso o abbia cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa ed è vietato il ricorso al contratto di prestazione occasionale da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato. Inoltre, tra le ipotesi in cui la legge vieta di ricorrere ai CPO, e che potrebbe avere rilevanza per le associazioni, vi è quella dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Per quanto riguarda gli aspetti della sicurezza sul lavoro, al prestatore si applica l’art. 3, comma 8 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 che a sua volta rimanda all’art. 21 sui lavoratori autonomi. Si tratta dello stesso articolo a cui rimanda il comma 12-bis dell’art. 3 con riferimento ai volontari delle associazioni.

Allegati:
- Circolare Inps n. 107 del 5 luglio 2017 (formato .pdf)
- Decreto Legge n. 50/2017 (formato .pdf)