Il volontariato dà un volto umano all'evento

Inizia il 10 marzo 2017 al Csv un percorso sul volontariato negli eventi culturali, con un incontro informativo che vedrà ospiti gli organizzatori di Rovigoracconta e del Festival Biblico, due tra i principali eventi di maggio a Rovigo. Su questa forma, per molti versi innovativa, di volontariato estemporaneo, abbiamo rivolto alcune domande agli organizzatori di entrambi gli eventi. (Qui le risposte di Rovigoracconta). Ecco le risposte di don Andrea Varliero, responsabile dell'edizione rodigina del Festival Biblico.

Quanti volontari partecipano al Festival Biblico? Con che ruolo? Chi sono?
Il Festival Biblico in questi quattro anni ha vissuto interamente di volontariato: direi che ne è il valore fondamentale e aggiunto. Una comunità territoriale ha saputo esprimersi appieno attorno ad un progetto: sono state sessantasette le realtà coinvolte, che a vario titolo hanno contribuito ad una valorizzazione e promozione del territorio, della cultura e della società. Il Festival Biblico è un festival di dialogo, di inclusione tra culture e modi di intendere la vita, tra credenti e non credenti, rifiuta qualsiasi forma di massificazione ma intende la partecipazione già come una forma di positività: la cifra del festival biblico non è l’esclusività, ma l’inclusività. C’è urgenza di parole nuove da condividere.

Perchè i volontari sono importanti per un evento come il vostro?
Una forma di volontariato è necessaria alla cultura e alla società, perché gli eventi culturali, che si stanno amplificando in questi ultimi anni, rischiano di rimanere anonimi e senza cuore. Un volontario e la sua accoglienza sono invece fondamentali a chi accede ad un evento. Direi che il modo con cui un volontario accoglie, il suo sorriso e il suo interessamento verso l’ospite che entra in città, sono la porta di accesso fondamentale a questo tipo di eventi. Il volontario di un evento culturale toglie l’anonimato all’evento stesso: si fa volto, voce, si rende visibile; e in una società che tende all’anonimato risulta essere una bella risposta positiva.

Qual'è il valore di un'esperienza come questa per chi la fa da volontario?
Per un volontario che vive il Festival dall’interno l’esperienza è davvero bella: quanti giovani hanno potuto vivere le piazze, “incontrando” persone, valorizzando la propria città e facendola vedere con potenzialità inaspettate. Quanti adulti hanno potuto prepararsi culturalmente per essere accoglienti e pronti per chi arrivava. E il senso di appartenenza è un valore indelebile per un volontario: ne sono nate nuove relazioni, nuove opportunità di interazione anche tra gruppi di volontariato, proseguite dopo l’evento Festival. Un evento ha il suo successo non solamente per la partecipazione, ma per il valore sociale aggiunto: quanto ha generato in termini di collettività, di società. E il Festival Biblico ha avuto questa positività.

Queste esperienze lasciano qualcosa al territorio e al volontariato che opera tutti i giorni?
Direi che il Festival Biblico ha potuto offrire un nuovo sguardo: la coniugazione tra il sociale e il culturale, la collaborazione tra istituzioni di diversa provenienza, tracciando la strada verso un volontariato culturale, per una valorizzazione sociale del territorio, delle nostre città.