Povertà e disagio sociale in Polesine

Il primo incontro del corso, con la presentazione del Rapporto 2011 sulla Povertà in ItaliaIn Polesine circa 13.000 persone vivono situazioni di povertà e quasi 9.000 sono a rischio. E' la stima, sulla base di dati Istat, presentata ieri nel secondo incontro del corso di formazione per volontari dell'accoglienza, promosso dal Csv di Rovigo e dalla Caritas diocesana, in collaborazione con le associazioni di Rovigo attive nel contrasto alla povertà.
Una delle principali difficoltà per chi opera in questo settore è avere dati attendibili sul fenomeno, come ha spiegato Donata Tamburin, presidente di Arcisolidarietà: "I dati ufficiali non rispecchiano più la povertà reale, che è sottostimata rispetto alla realtà che incontrano le associazioni. Così chi deve pianificare le politiche sociali non ha un quadro di riferimento adeguato". Vanno inoltre riviste le strategie degli enti locali: "Si risponde ancora con i contributi economici alle singole persone, che non aiutano ad uscire dalla condizione di difficoltà - continua Tamburin - mente i servizi per i poveri sono gestiti prevalentemente dal volontariato. In Polesine, su 35 servizi come mense, dormitori, docce, oltre 30 sono gestiti dalle associazioni".
Ad abbozzare un quadro del fenomeno a livello locale sono stati Carlo Zagato, presidente della cooperativa sociale Porto Alegre, e Alessandro Sovera della Caritas. In mancanza di dati precisi, è possibile fare una stima sulla base dei dati Istat riferiti al Veneto e al Nord Italia: in provincia di Rovigo si possono stimare circa 6.700 persone in condizioni di povertà assoluta, 6.400 in povertà relativa e oltre 9.000 a rischio di povertà. Si tratta del 10% della popolazione polesana.
I dati più concreti vengono dalle associazioni e dai servizi rivolti a persone in stato di povertà estrema. Nel 2011 sono stati oltre 250 gli utenti accolti che hanno dormito o soggiornato nelle strutture di accoglienza di Arcisolidarietà, alla comunità Emmaus di Fiesso Umbertiano, a Portaverta o alla Piccola Casa di Padre Leopoldo. Sempre l'anno scorso, 255 persone si sono rivolte per un pasto caldo alla mensa popolare dell'associazione San Vincenzo de Paoli, ben 1.163 hanno chiesto aiuto materiale (viveri o indumenti) allo sportello "Porta Amica", 148 hanno preso contatto con il camper dell'Emmaus nel piazzale della stazione ferroviaria, 425 si sono rivolte alla Caritas, 320 al Centro di ascolto comunale, 160 ai servizi di Portaverta.
Inoltre, nello stesso anno, sono 160 le famiglie in attesa di alloggio per emergenza abitativa e 460 quelle che hanno chiesto l'assegnazione di un alloggio Ater. "L'Ater, tuttavia, riesce a soddisfare la richiesta di alloggi solo per una piccola percentuale di richieste", spiega Zagato. Altri dati aiutano a delineare la situazione economica dei polesani, ad esempio i redditi. La Provincia di Rovigo mostra i redditi più bassi del Veneto (11.618 euro), anche se il costo della vita è inferiore, ed è leggermente al di sotto anche della media italiana (11.700 euro). Più significativo è il dato sulla crescita del reddito, che negli ultimi anni si è praticamente fermata. Se nel 2006 e 2007 i redditi erano cresciuti del 6% circa, negli anni successivi la crescita ha toccato lo zero, nonostante aumentasse in parallelo il costo della vita.

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