Le sfide future del volontariato

Il volontariato del futuro si dovrà adattare ad una società profondamente cambiata, ma dovrà anche sapere incidere nell'immaginario culturale e rivendicare la propria autonomia da altre istituzioni. Queste le sfide chiave emerse dal'incontro "Il futuro del volontariato", che sabato 31 agosto 2013 ha riunito ad Adria circa rappresentanti 40 associazioni locali, nei giorni della 19^ Festa del volontariato adriese.

La città di Adria è territorio fertile per il volontariato, con 30 associazioni riunite nella Consulta del volontariato sociale e ben 120 altre associazioni operative. Proprio ad Adria si sono riuniti i vertici e i volontari delle organizzazioni locali, chiamate a confrontarsi sul futuro del non profit.

Il volontariato è ad un giro di boa, in un mondo che negli ultimi due decenni è profondamente cambiato. Oggi il lavoro assorbe sempre più tempo, alle cure dei figli si sommano le cure ai genitori, con sempre meno servizi pubblici rivolti a entrambe le fasce d'età. Di conseguenza, resta sempre meno tempo libero da dedicare al volontariato. Con l'allontanamento dell'età pensionabile calano anche gli anziani che prestano servizio in associazioni.

"Il volontariato non si esaurirà, ma ne uscirà trasformato - commenta Luca Dall'Ara, direttore del Csv - Una della sfide da affrontare è culturale. Dobbiamo incidere di più. Se oggi c'è maggiore consapevolezza sui temi ambientali è grazie all'associazionismo. Ma su altre tematiche siamo stati sconfitti. Se non siamo in grado di incidere nell'immaginario culturale, però, tutto ciò che facciamo è solo riparare i danni fatti da altri".

Al volontariato servono leader, capaci di immaginare il futuro, e servono competenze nella gestione della principale risorsa delle associazioni: i volontari. Un altro nodo chiave, particolarmente sentito dalle associazioni, sono i rapporti con la pubblica amministrazione. Qui le associazioni devono avere voce in capitolo, per non essere considerate come semplici appaltatori, oltretutto oberati da un crescente carico burocratico.

Per Remo Agnoletto, presidente del Csv, l'accoglienza di nuovi volontari e dei giovani passa per la capacità delle associazioni di ripensarsi: "Per il futuro del volontariato dobbiamo costruire progetti e percorsi comuni in grado di aprire le nostre associazioni ai giovani e lasciare spazio di potere, di proposta e di azione capaci di coinvolgere ed ascoltare i nostri giovani".

Poi gli interventi di Adelia Ciciliato (Associazione Pianeta Handicap), Marta Silimbani (Presidente dell'Acat Basso Polesine) e Marco Passerella (Coordinatore del Gruppo Comunale Volontari Protezione Civile Adria), che ha rimarcato l'importanza dell'accoglienza dei volontari: "Vogliamo essere una famiglia, non solo un posto in cui si vengono a fare delle cose per tre ore".

Per Fulvio Osti (Associazione Diabetici), occorre saper cambiare "senza perdere i nostri valori fondanti, quali la gratuità, la solidarietà". Aggiunge: "La tentazione di snaturare il volontariato c'è anche da parte delle istituzioni, che ci usano per i loro scopi come servitori e non come servizio".

Anche Piergiorgio Braghin (Acli) vede tra le priorità un ripensamento dei rapporti con la pubblica amministrazione: "Spesso sostituiamo le istituzioni. Ho un senso di repulsione quando si rivolgono a noi persone che non hanno trovato risposta nelle sedi competenti". Le associazioni dovrebbero avere altri scopi: "Il volontariato ha la capacità di pensare e progettare, cosa che altri non hanno e che noi dovremmo sfruttare".

Infine, Sandra Bedetti (presidente dell'Aido di Adria), invita a "ritrovare i coraggio che ha avuto chi ha iniziato decenni fa" e ricorda che "quando siamo nati non c'era una legge che consentisse i trapianti. I nostri fondatori si sono battuti per questo".

Nel corso dell'incontro, la Consulta e il Csv hanno consegnato un riconoscimento a Gigi Passadore, figura storica del volontariato adriese.